Schiavoni e Dagnini

Schiavoni e Dagnini
Dalle collezioni russe del Museo Carskoe Selo della città di Pushkin, a Palazzo Te la tela La morte di Raffaello di Felice Schiavoni (1803-1881), esposta accanto a una serie di disegni autografi d’architettura di Silvio Dagnini (1867-1942). Entrambi gli artisti, legati alla storia e alla cultura della città di Mantova, sono rinomati per il servizio prestato alla corte imperiale russa di Alessandro II e Nicola II.
Per la prima volta visibile in Italia dopo il meticoloso lavoro di restauro, il dipinto di Schiavoni raffigura la desolazione nello studio di Raffaello al momento della sua morte. L’autore, conosciuto come il “Raffaello veneziano”, ritrae un gruppo di personaggi raccolti in stato di contrizione e attesa, nell’anticamera della stanza da letto del Maestro. Tra questi figurano i suoi fedeli allievi Giulio Romano, progettista e straordinario esecutore delle parti pittoriche di Palazzo Te, e il letterato mantovano Baldassarre Castiglione.
La genesi dell’opera risale al 1841, quando viene commissionata dal futuro imperatore Alessandro II (1818-1881) in viaggio in Italia. Il dipinto viene concluso nel 1859, anno in cui viene spedito in Russia e subito collocato nel Palazzo di Caterina, residenza estiva degli zar.

Successiva di qualche decennio, l’opera di Silvio Dagnini, architetto di corte dell’ultimo zar di Russia Nicola II (1868-1918), si colloca a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Figlio del noto tenore mantovano Ambrogio, chiude la serie dei grandi urbanisti italiani, tra cui Rastrelli e Quarenghi, al servizio della dinastia dei Romanov. Molti tra gli edifici da lui progettati e realizzati, di cui sono esposti in mostra i disegni preparatori, sono parte dell’attuale patrimonio monumentale di Pushkin e San Pietroburgo. Dagnini, annoverato tra i razionalisti, si è distinto anche come designer d’arredi e d’interni.

Azioni.
Arredo urbano: gonfaloni, maxi-teli, manifesti.
Inviti, depliant, cartelle stampa.
Progetto grafico allestimento.
 
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